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TRUSEVIRINA

Welcome to my little world!

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Welcome to my little world!

“Mikael” — Estratto racconto

Karina Truseviciute, 10 September 2025

Si guardava nelle piccole schegge dello specchio dorato. La sua testa era tumefatta, orribile alla visione, imbruttita dalle mani degli angeli. Non aveva più i suoi bellissimi riccioli dorati, scompigliati intorno a un viso squadrato, in cui stretti occhi di ghiaccio sguazzavano nelle loro orbite oculari e le labbra sottili che formavano un sorriso malizioso. Adesso era un mostro deforme. I capelli erano neri come la notte e spenti come la cenere, ed erano lunghi e lisci, mentre i suoi occhi erano neri e vuoti nel profondo. E metà della sua testa era sostituita da quella di un toro.

“Così, così! Non si merita nulla,” disse Jamin, incitando i suoi fratelli più piccoli a toglierli via la bellezza. Era bloccato dai giovani arcangeli, schernendolo.

“Fermatevi, ora! Enan lo verrà a sapere” urlò Mikael, supplicandoli di smettere.

“Sarà troppo tardi: lui è a costruire il tuo regno, come volevi alla fine tu,” disse un altro. Era Arioch, suo fratello: lo aveva tradito alla fine.

E poi lo buttarono giù, in fondo, più in basso degli uomini e lontano da suo padre. Intorno a sé era diventato buio e scuro; c’erano colonne di pietra e catene, lungo ai lati di un trono gigante, e in fondo un portone gigante.

“Figliolo, cosa ti è successo?” chiese Enan.

“I tuoi figli,” rispose Mikael, strisciante per terra, tossendo e sputando sangue.

“Oh, certo, loro,” affermò di nuovo Enan, con una voce sibilante e quasi incomprensibile. E con la stessa freddezza che lo accompagnò fino a un attimo prima, indicò la grande porta, e disse: “Da lì, entreranno i peccatori, tuoi schiavi, e tu dovrai dare loro la punizione eterna che meritano”.

“Perché mi hai messo più in basso degli uomini, ma non troppo in fondo da vedere le fiamme?” domandò Mikael, rimettendosi in piedi. Sentiva lo scrocchiare delle sue ossa, il dolore che permeava ogni angolo del suo corpo, mentre il sangue che sgorgava dalle sue ferite imbrattava i stracci sporchi che rimanevano del suo abito color amaranto, con ornamenti dorati che a stento reggevano l’abito.

“Non è quello il mio scopo, e non è quella la tua punizione,” affermò Enan, scrutando con sofferenza la situazione che gli era parso davanti. Aveva stretto

Guardandolo diritto negli occhi, Mikael si accorse per la prima volta di sentirsi compreso, e di quanto gli altri angeli siano stati vendicativi nei suoi confronti.

Improvvisamente Mikael cadette, e si buttò sulle gambe di Enan, stringendoli forte. “Fa così dannatamente male!” sussurrò. Pian piano sentì Enan scomparire, e finì per abbracciare se stesso.

In quella grande sala, vuota e desolata, si sentiva il rimbombo dei suoi singhiozzi, mentre scendevano grandi lacrime che bagnavano il folto pelo. Si stringeva ancora più forte, e si accovacciò, sussurrando: “Non mi abbandonare, per favore.”

Da quel momento passarono giorni, forse settimane, da quando erano lunghe le ore.

Era seduto a cavalcioni per terra, appoggiato contro il suo alto e ruvido trono. Si stringeva la pelliccia che si trovava sul viso, pur per non sentire dolore. Ogni tanto si tirava un pelo per assicurarsi di non star impazzendo.

Un giorno, un buco grande si aprì sopra di lui, e venne lanciato uno specchio dorato, frantumandolo. “Quello è ciò che ti meriti, Mikael,” gli urlarono gli arcangeli, schernendolo ancora una volta.

Passò giorni a ripensare a ciò che era successo, e a soffrire, rimettendo insieme le schegge dello specchio.

“Guardati, guardati cosa sei! Adesso sei un mostro,” urlò contro il riflesso dello specchio.

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